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A chinese lion statue

Basta con le ruspe salviamo l'Italia
di Carlo Petrini

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell'Italia, un'enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l'avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani. (continua)

Fotovoltaico sì, ma con criterio

admin Settembre 8th, 2011

La Trebis denuncia:

Si è venuti a conoscenza, per caso, che il 30 agosto prossimo il progetto per un polo di energia alternativa - in questo caso un grande impianto di pannelli fotovoltaici - da realizzare nel Comune di Trevi sarà presentato per l’approvazione alla Provincia di Perugia.

La Trevis appoggia e sostiene il fotovoltaico in quanto fonte di energia pulita e finalizzata all’autoproduzione. Il progetto che sarà presentato in Provincia consiste in un vasto rettangolo di file serrate di pannelli, visibile dappertutto e devastante da un punto di vista ambientale.

La data - il 30 agosto - e la totale mancata informazione e partecipazione dei cittadini Trevani ci fa pensare che sia un ennesimo tentativo per imporre sul nostro territorio scelte devastanti e non condivise, che potrebbero aprire la strada ad altri investimenti esclusivamente speculativi a danno del nostro ambiente.

Il nostro futuro impegno sarà di contrastare tutto ciò, coinvolgendo tutta la cittadinanza.

Auspichiamo che il 30 agosto non venga presa nessuna decisione in merito, anche in considerazione del difficile momento politico che sta attraversando il nostro Comune.

Referendum, andiamo a votare

admin Giugno 9th, 2011

Cari Soci
Domenica e lunedì si vota nel referendum su temi importanti, tra i quali quelli sull’acqua che beviamo e il progetto di costruire impianti nucleari in questo paese di terremoti.
Invitiamo tutti soci ad andare a votare!

Grazie, Patricia

Convocazione assemblea ordinaria

admin Giugno 7th, 2011

Cari Soci
ricordiamo che l’assemblea ordinaria della Trebis si terrà venerdi 10 giugno nella sala della ditta “Il Frantoio” (Olio Trevi) alle ore 21.00. Sarà un’assemblea molto importante: si eleggerà il nuovo consiglio direttivo e invitiamo calorosamente quelli che vorrebbero lottare per il futuro della nostra città e del suo territorio di candidarsi. Ci vogliono un nuovo slancio e nuove idee e chiediamo a tutti di venire con proposte per un rilancio delle nostre attività. Per cortesia incoraggiate anche alti soci a venire, magari quelli che non hanno l’internet, perché questa volta non è stato purtroppo possibilie a mandare gli inviti per posta.

Dott. Carlo Antonini, la mosca e il bue

admin Maggio 10th, 2011

Cari Soci
Come sappiamo tutti, la Trebis è un’associazione apartitica.

Ogni socio è libero di esprimere la propria appartenenza politica come più gli aggrada, mentre l’associazione è e rimane estranea ad ogni coinvolgimento politico/partitico, come è accaduto anche nella presente fase elettorale

Negli ultimi anni la Trebis ha mandato varie lettere all’amministrazione, suggerendo, ammonendo, protestando. Mai, neanche una volta, l’amministrazione ha avuto la cortesia di rispondere, nemmeno con una nota formale per accusare ricevuta. Ora, invece - e, guarda caso, solo pochi giorni prima delle elezioni amministrative - , il dott. Carlo Antonini, assessore provinciale per il PD, ha scritto un messaggio al nostro sito commentando il comunicato di qualche giorno fa sull’apparente abbandono del progetto per un villaggio turistico (in realtà solo speculazione edilizia) sul terreno delle ex-serre, sostituito da un “polo di energia alternativa”; in detto comunicato avevamo anche espresso soddisfazione per il fatto che, senza la nostra opposizione al progetto, probabilmente il finto villaggio sarebbe già completato oppure in fase di costruzione.

 

Ecco il messaggio del dott. Antonini:

<<Cari amici di Trebis ( o dovrei dire di SEL ?? ), in merito al vostro comunicato sulle “ex serre”, cosciente che le idee hanno una forza propria e senza minimamente avere intenzione di offendere, mi viene in mente una frase dello stupendo dialetto napoletano: A’ MOSCA N’COPP O’ BOV’ DICETT’ : ” IAMM ARA’ ” Sempre disponibile al confronto. Cordialmente Carlo Antonini.>>

Tradotta in italiano la frase suona più o meno così: la mosca in cima al bue disse:andiamo ad arare.

Nel ribadire che la Trebis non è la SEL, come non è il PD nè altro partito, il Consiglio direttivo considera la battuta apparentemente spiritosa del dott. Antonini non solo offensiva ma anche arrogante, frutto di un potere che non sopporta critiche né accetta contributi disinteressati da parte della società civile, di cui tanto si reclama a parole la partecipazione, ma che nei fatti non viene tenuta in alcuna considerazione per la serie “non disturbate il manovratore”.

Il dott. Antonini forse non conosce l’altro detto: “una mosca uccide anche un cavallo” (o bue che sia), per cui la Trebis, quando e dove necessario, continuerà a pungere, confidando naturalmente che la prossima amministrazione, qualunque sia la sua composizione, sia più sensibile, intelligente e democratica del bue.

Le ex serre: una vittoria per la Trebis?

admin Maggio 2nd, 2011

L’annuncio della sospensione del progetto per un finto “villaggio turistico” sul sito delle ex serre sarebbe apparentemente una fonte di soddisfazione per la Trebis, che si è costituita quattro anni fa proprio per combattere quella iniziativa mostruosa.

La ditta Pietrarossa Inn, proprietaria del sito, ha chiesto in uno scritto formale all’Amministrazione Comunale solo la “temporanea sospensione” del’iter burocratico del “villaggio”, mantenendosi aperta una via d’uscita per ogni evenienza.

Questo annuncio della proprietà, che tra l’altro propone, in sostituzione del megaprogetto, un “polo di energia alternativa” su quel sito, va preso con grande cautela, soprattutto perchè arriva in questo periodo preelettorale.

Sembra che alla base della nuova proposta vi sia anche la crisi economica, che rende velleitari progetti di proporzioni gigantesche come il “villaggio” in questione, il quale non è altro, secondo noi, che una gigantesca speculazione edilizia.

Su questo punto possiamo veramente cantare vittoria, perché se con la nostra azione non fossimo riusciti a ritardare l’approvazione del progetto per vari anni, avremmo ora un centinaio di villette e costruzioni incomplete o vuote su un sito importante della fascia pedecollinare.

Il nostro compito ora è di vigilare su due fronti; il primo che non si riprenda, dopo le elezioni, l’iter di approvazione della variante riguardante il progetto delle cento villette, il secondo che gli impianti di energia alternativa - probabilmente pannelli fotovoltaici – siano collocati, come ha promesso la ditta Pietrarossa Inn, “con la massima attenzione a tutti gli aspetti ambientali legati a tale area.”

Un mare ininterrotto di pannelli, come sono sorti in America e ora anche in Europa, distruggerebbe la bellezza della nostra valle. Anche queste scelte, dunque, all’apparenza così “ecologiche”, necessitano di una visione complessiva del territorio e dei problemi paesaggistici di cui dovrà farsi carico la nuova amministrazione.

Trebis come sempre darà il suo contributo.

Assemblea ordinaria

admin Maggio 2nd, 2011

Cari Soci
si sta avvicinando il momento di rinnovare il Consiglio Direttivo della Trebis e anche di discutere il nostro programma per i prossimi mesi. L’assemblea della Trebis si terrà quindi venerdi 10 giugno nella sala della ditta “Il Frantoio” (Olio Trevi) alle ore 21.00. Invitiamo tutti i soci con ad avanzare proposte per nuovi candidati al Consiglio e nuove idee per le nostre attivita in futuro.

Rinvio dell’assemblea generale

admin Aprile 14th, 2011

Cari Soci
Il Consiglio Direttivo della Trebis ritiene opportuno rimandare l’assemblea generale per il rinnovo del Consiglio fino a dopo le elezioni comunali. L’assemblea avrà quindi luogo a una data ancora da fissare verso la fine di maggio o l’inizio di giugno.

Patricia

Basta con le ruspe, salviamo l’Italia

admin Febbraio 9th, 2011

 di Carlo Petrini

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell’Italia, un’enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l’avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.

I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perché anche la proprietà privata del terreno non dà automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo così alle generazioni future. Circa due anni fa su queste pagine riportavamo che l’equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un’area equivalente sei volte a Piazza

Duomo a Milano. E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unità d’Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all’agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.

Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma è sufficiente viaggiare un po’ per l’Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall’articolo 9, la legislazione in materia è in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonché ampi margini di azione per gli speculatori. Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l’installazione d’impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma è già contestata da alcune forze politiche. In Piemonte è stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessità dal “Movimento Stop al Consumo del Territorio”. In realtà, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici - quelli mangia-agricoltura - essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.

Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall’alluvione che l’ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l’equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri.

Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre più oggetto d’importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l’osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un’indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un’impotenza sconsolata. Del resto, costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male: l’Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s’impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso.

Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l’ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall’oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un’energia pulita anche da noi nell’ennesimo modo di lucrare a danno della Terra. Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo già scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l’impermeabilizzazione dei terreni, ed è profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che è veramente avanti anni luce rispetto al resto d’Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre. Dell’eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre già saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge. È sufficiente spulciare su internet il sito del movimento “Stop al Consumo del Territorio”, tra i più attivi, e subito salta agli occhi l’elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi.

Intendiamoci, questo non è un articolo contro il fotovoltaico o l’eolico: è contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perché l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la più grande catastrofe ambientale e culturale cui l’Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perché se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E’ come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido.

Il problema poi s’incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l’agricoltura da un po’ di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell’Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: “I redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa”. Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili. Ricordiamoci che difendendo l’agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilità di fare comunità a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza.

Per questo è giunto il momento di dire basta, perché rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Non un blocco totale dell’edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi. Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti.

Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni. Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d’accordo e disposti a unire le forze. È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c’è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima, tutti i giorni.

(repubblica.it - 18 gennaio 2011)

Patto di collaborazione per la difesa del territorio

admin Febbraio 6th, 2011

Cari Soci
una bella notizia! Secondo questo articolo, pubblicato dal Corriere dell’Umbria la settimana scorsa, i piccoli Comuni della nostra Provincia, tra i quali Trevi, Campello, Montefalco e Bevagna, hanno concluso un patto di collaborazione per la tutela dei territori. Parole importantissimi: “Con un criterio di fondo condiviso: ricupero e riuso dell’esistente senza consumare ulteriore suolo.” Anche se sorge il sospetto che questo passo sia motivato più che altro dall’avvicinarsi delle elezioni municipali, è pur sempre un riconoscimento delle grandi preoccupazioni tra i cittadini, espressi da gruppi come la Trebis, per il degrado e la devastazione dell’ambiente. Ci dà comunque un’arma in più nel caso che una futura amministrazione rischi di cedere a quelli interessi potenti che hanno già tanto deturpato il nostro territorio. Ora dobbiamo stabilire se con questo accordo si potrà salvare la nuova variante al Piano Regolatore di Trevi (esempio perfetto della vittoria di tali interessi sopra i buoni propositi ambientali), che non è stata ancora approvata in Provincia.

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Aggiornamento e Auguri

admin Dicembre 24th, 2010

Come probabilmente avrete notato,questo mese stiamo conducendo una campagna di sensibilizzazione pubblica con dei manifesti attaccati in tutto il territorio comunale. Una parte richiama l’attenzione al problema ancora irrisolto della zona delle ex-serre, l’altra attesta che la nuova variante al Piano Regolatore è basata su statistiche molto discutibili, prevede un incremento della popolazione improbabile e quindi aprirebbe la strada alla costruzione di ancora più case e capannoni inutili.
Il consiglio direttivo è stato invitato a partecipare un paio di settimane fa ad un incontro con esponenti del Partito Democratico Trevano che volevano consultarci sui nostri temi ambientali. Pare che stanno consultando tutte le associazione cittadine prima di elaborare il loro programma elettorale. Abbiamo ribadito tutte la nostre preoccupazioni - ex-serre, centro storico, speculazione edilizia, la variante al PR, le frazioni, un parco naturale su monte Brunette ecc ecc. Loro hanno difeso vigorosamente le loro scelte del passato, noi abbiamo insistito che bisogna assolutamente astenersi dal perpetrare altri scempi. Rimane da vedere se accoglieranno qualche nostra idea.
Cogliamo l’occasione per augurare a tutti i soci un sereno e felicissimo Natale e un altrettanto felice 2011 !!!

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